Nessun dorma dopo la manovra

La correzione dei conti pubblici, illustrata ieri dai ministri dopo la firma del capo dello stato, serve a raggiungere il tendenziale pareggio di bilancio entro il 2014, come previsto e concordato da mesi con la Commissione europea. Quindi la manovra economica e finanziaria varata dal governo era necessaria e indispensabile per raggiungere gli obiettivi di riduzione del deficit pubblico imposti da Bruxelles per sanare le finanze pubbliche dei paesi dell’Unione. Leggi Così i poteri forti leggono la manovra tremontiana difesa da tutto il governo
23 AGO 20
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L’azione del governo è quindi nel complesso encomiabile, visto che con il decreto e la legge delega su sistema fiscale e assistenziale si tende al pareggio di bilancio. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha meritoriamente ricordato che non c’è alcuno scarico di responsabilità al governo della prossima legislatura per i tagli alla spesa pubblica: le riduzioni delle uscite sono decise fin da ora, anche se avranno impatto per un totale di 40 miliardi di euro negli anni 2013 e 2014.
Certo suscitano interrogativi le patrimoniali surrettizie come l’aumento dell’imposta di bollo sui depositi di titoli e le misure essenzialmente propagandistiche sui Suv che contraddicono in parte la promessa governativa di non mettere le mani nelle tasche dei cittadini. Gli 8,8 miliardi di incassi previsti dall’incremento dell’imposta di bollo non hanno una funzione secondaria nell’ammontare della manovra.
I maestri del liberalesimo insegnano che tra un aumento dei tributi e una diminuzione della spesa pubblica un governo liberale dovrebbe sempre preferire la seconda. Altrimenti, come abbiamo sottolineato anche nei giorni scorsi, si tende a inviare segnali tipici di una sinistra dimostrativa. Anche perché è sempre più facile un ritocchino a imposte e tasse esistenti che scovare nei gangli delle amministrazioni pubbliche uffici, enti e acquisti da sforbiciare, come ben delineato nel rapporto sulla spesa pubblica consegnato ai vertici del ministero dell’Economia dal professor Piero Giarda nella veste di presidente di una delle commissioni per la riforma del fisco.
Detto questo, va salutata con favore la disponibilità di Tremonti ad accogliere le proposte di modifica della manovra, compreso il bollo sui depositi, purché a saldi invariati. Magari tornando ad ascoltare i comuni che mormorano sul patto di stabilità interno e a dialogare con la parte più responsabile delle opposizioni, che però dovrebbe prescindere da toni inutilmente tonitruanti. E’ auspicabile che maggioranza e opposizioni ascoltino l’invito giunto ieri dal Quirinale per un confronto aperto in Parlamento.